Fulvio dal racconto di Maurizio

Io sono medico. Specialista in Anestesia e Rianimazione.

Cominciai ad interessarmi del fenomeno delle NDE ancora prima che Raymond Moody pubblicasse in Italia il suo best seller "La Vita oltre la Vita". Nel 1982 (avevo a quel tempo circa 28 anni), seppi da un conoscente che un amico comune, aveva avuto una esperienza molto particolare, durante un incidente d'auto molto grave. Se n'era sentito parlare di queste esperienze, ma nessuno pareva darci credito. La cosa finì li. Poi lessi avidamente (sono molto curioso di fenomeni che rientrano nel paranormale) il testo di Moody ed il secondo pure. Mi venne in mente dell'amico Fulvio così chiesi all'amico che me ne aveva parlato, se ne sapesse qualcosa in più. "Chiedilo a lui", mi disse, con te credo che si confidi, non ne parla volentieri, ma tu sei anche suo amico e medico e non credo che avrà difficoltà.

Così telefonai a Fulvio che venne a casa mia in un pomeriggio nel quale ero libero. Ci sedemmo e gli dissi: vorresti parlarmi dell'episodio di cui mi hanno accennato, quello che riguarda il tuo incidente?

Mi guardò come se si aspettasse la domanda e dopo aver osservato il giardino fuori dai finestroni del portico mi raccontò.

(Il racconto originale è in dialetto delle nostre terre. Per cui ve lo riporto in italiano ma non rende la stessa forza della lingua originale del posto! Inoltre tento di sintetizzarlo al massimo...)

Sai, noi ancora non ci conoscevamo. (nel momento in cui raccontava era sposato con figli, ma andiamo con ordine), e io avevo una Alfa Romeo coupè. La mia ragazza mi sedeva al fianco e stavamo percorrendo la 202 (una statale molto dritta e veloce) quando per una curva larga, complice il sole negli occhi, vidi un furgone. Mi resi conto che ci sarei andato dritto addosso e sterzai di colpo. Sai le Alfa con la trazione posteriore di una volta. Se perdi il controllo diventavano incontrollabili. Sapevo che andavamo veloci. 140 circa. La sterzata mi proiettò dritto fuori dalla strada. Davanti oltre ai cespugli vidi il tronco di un pino e mi ricordo lo schianto. Niente cinture quella volta. Anche se c'erano nessuno le metteva. 

Era passato un istante. Ma mi sentivo bene, nulla, nessun dolore anche se mi accorgevo che il piantone del volante era come entrato … dentro al torace? Mi chiesi. Come faccio a non sentire dolore? Allora sentii i lamenti della mia ragazza. Aveva tutte e due le ginocchia incastrate sotto il cruscotto dalla parte sua e subito uscii dalla portiera aperta e feci il giro dell'auto. Cercai di aprire la sua portiera. Vidi il muso dell'auto schiacciato contro l'albero. Pensai. Qua la Forestale mi darà la multa. Poi vidi lei che urlava il mio nome scuotendo uno che sedeva al volante ed in quel momento non capii subito. Tornai al mio sportello e mentre c'erano persone che accorrevano vidi me stesso riverso sul piantone del volante appunto. Mi guardai e pensai. No quello non sono io. Io sto bene. Ma sul momento mi preoccupava di più la ragazza. Arrivarono presto la Polizia. Una ambulanza ed i Vigili del Fuoco. Io cercavo di spiegare a tutti cosa era successo ma pareva che nessuno badasse a me.

Tirarono fuori la mia ragazza e li sentii dire. Lei è viva e forse ha solo le ginocchia frantumate. Per il ragazzo non c'è nulla da fare. Guardai e vidi che estraevano l'altro me dal posto di guida e mi sistemarono prima per terra su un lenzuolo e poi steso su una barella e coprirono quell'uomo... me stesso ma ancora non mi rendevo conto, con un lenzuolo.

Dopo sistemarono la barella in ambulanza e anche la mia ragazza che gridava dal panico seduta accanto a me. Salii anch'io assieme ad un infermiere sulla ambulanza e partimmo. Io ero vivo e stavo bene e non comprendevo nulla del motivo perchè il mio corpo dovessero trattarlo in un modo mentre io stavo bene. Non mi ero ancora reso davvero conto che io ero morto. Dichiarato morto all'impatto. Ma io, Fulvio (e puntò il suo indice verso di sé più volte guardandomi come dire... ma nessuno capiva nulla...) invece ero vivo e stavo bene. Camminavo ero salito senza problemi sulla ambulanza, vedevo me stesso...

Poi ad un certo momento tutto quanto cambiò. In pochi istanti il mondo che avevo conosciuto era scomparso e mi trovai immerso come in una piscina dalle acque strane, in cui potevo respirare... ma non so se era respiro non te lo so spiegare...

La corrente d'acqua mi portava verso un punto molto luminoso che si avvicinava rapidamente. Difficile descrivere sai, le cose che sentivo e vedevo erano del tutto diverse e faccio fatica a trovare le parole. Era una luce fortissima ma nonostante questo potevo guardarla senza che mi abbagliasse. Quando fui davanti alla luce vidi che essa proveniva da qualcuno che era dentro la luce. La luce lui la emanava. Era lui la luce ma la luce non era lui. Difficile spiegare (gli suggerii: Come fosse un “Essere di luce”?) Bon bravo! Ecco, si!

E poi? Chiesi io...

E poi e poi... ero la e sentivo che la persona dentro la luce mi poteva vedere dentro tutto. Tutto quello che ero che avevo fatto e vidi tante cose della vita che avevo dimenticato. Insomma non mi parlava ma mi stava mostrando tutto quello che ero che ero stato. Non avevo nessuna possibilità di nascondermi ma nemmeno ne sentivo il bisogno. Sentivo che mi capiva, ma non riesco a spiegarti...

No, no, gli dissi... ti spieghi benissimo... e dentro mme passavano tutti gli esempi che Moody aveva riportato e pensai: Ma allora è tutto vero, identico...

Fulvio riprese a dire: Poi sentii una domanda. Non era voce, ma era voce non saprei: la domanda era dentro di me: Non veniva da me: Una voce autoritaria ma senza un tono di accusa.

“ Hai cercato di conoscere?”
Come.. cosa... e sentii che mi chiedeva se avevo cercato Dio e non potevo mentire perchè sentivo che Lui sapeva già tutto.
Risposi... Non so.. non ho dato spazio credo... E poi l'altra domanda. Come una mazzata... non che mi bastonasse: la domanda era una mazzata per me che avevo 20 anni e non capivo niente della vita...  mi chiese : “Hai amato?”

Rimasi come senza parole e capii che la mi giocavo tutto e vedevo che no... non avevo amato abbastanza, nessuno in pieno... forse.. e risposi: “Non so, forse.. non ho avuto il tempo!”

Allora l'Essere di luce mi disse dentro perchè la voce entrava dentro me senza un suono esterno:

“Avrai ancora un tempo”

E là Maurizio – mi disse -  accadde la cosa più bestia (parole sue...) che potesse . Mi trovai a precipitare in un istante dentro il mio corpo. Dolori che non auguro nemmeno a un assassino.         In quel momento capivo tutto. Ero morto ma il mio io esisteva e mi ero incontrato con lui... Lassù.

E con l'indice indicò in alto, muovendo la mano tre o quattro volte.

Quando si ritrovò nel suo corpo si agitò e le persone i medici gli infermieri che avevano sistemato la sua barella in un angolo lo scoprirono immediatamente e lo portarono in Rianimazione.
Trauma cranico. Sfondamento della cassa toracica. Pneumo ed emotorace. Tre vertebre fratturate. Uscì dall'Ospedale dopo tre mesi e mezzo.  Fulvio sembrava un vichingo. Capelli e barba corta rossicci, lentiggini, corpo di media altezza. Muscoloso, tarchiato. Occhi celesti da paura che quando ti guardava con i suoi occhi spalancati ti sentivi a disagio: sembrava tagliarti in due. Un macchinista che era un tecnico specialista del montaggio motori navali. Il suo lavoro, uno dei meglio retribuiti, lo poteva portare in 24 ore in qualsiasi porto del mondo dove ci fosse una nave con un motore in avaria costruito a Trieste. Erano in 250 al mondo a poter fare questo lavoro. A lui piaceva molto e la sua paga nemmeno un ingegnere se la sognava...

Fin qui il racconto, amici. La NDE presentava tutti i tratti descritti da R. Moody e il libro che avevo tra le mani glielo misi nelle sue. Lui mi chiese : Cosa è?. Un libro. Per te . Lo leggi poi me lo torni. (e dopo un paio di mesi me lo riportò dicendomi: E' tutto vero.Quello che seguì nella sua vita è importante e lo riassumo. Senza dare alcun giudizio di merito. Ognuno ne tragga le sue deduzioni. Le mie le tengo per me. 

Fulvio si sposò. Il primo figlio tutto bene. Un maschio. Due anni dopo mentre passeggiavano lui e la moglie sul lungomare di Grado, lei ebbe forti contrazioni. Era a 27 settimane. Troppo presto. Di corsa all'Ospedale di Monfalcone in Sala parto nacque un bimbo maschio. 900 grammi di peso. Fosse nato al Pediatrico a Trieste dove c'è un reparto molto avanzato di neonatologia avrebbe avuto meno problemi. Ma a quella età di gestazione i polmoni immaturi non erano capaci ancora di espandersi.

Dopo due settimane i miei colleghi neonatologi spiegarono a Fulvio la situazione. Forse ce la avrebbe fatta a sopravvivere ma i danni al cervello causati dalla carenza di ossigeno lo avrebbero tenuto in carrozzella e probabilmente pressocchè incosciente.  Gli fecero la domanda sbagliata. “Vuole che stacchiamo la spina? Questo ce lo deve dire lei”

Mai lo avessero proposto. Fulvio so che li guardò con gli occhi tondi da paura e col solito dito puntato disse : A ME che sono suo padre chiedete questo? Voi siete i medici. Voi lo curate. E se vive curatelo e fate del vostro meglio!

Il bimbo dopo tre mesi uscì dall'Ospedale. Le crisi di apnea furono continue. Fulvio lasciò il suo lavoro da sei milioni netti al mese dell'epoca e trovò un posto da macchinista alle caldaie dell'Ospedale. Un milione duecentomila al mese. La moglie andò fuori di testa. A casa lei c'era e non c'era. Fulvio tenne duro. A volte lo vedevo sveglio per 36 ore di fila tra lavoro casa assistenza al bambino... Non lo lasciò, non lo abbandonò. Tante volte furono ospiti da noi con altri amici comuni. Il piccolo aveva una carrozzella speciale. Simile a quella che sosteneva Stephen Hawking.

Una sera squillò il telefono. Era un amico che mi disse. Vieni subito. Il ragazzino di Fulvio è morto stasera a casa sua. Ci ritrovammo da lui. Non piangeva Sua moglie dormiva e nemmeno si era accorta di nulla . L'ambulaìnza aveva portato via il piccolo. Sei anni nei quali Fulvio ebbe occasione di dargli tutto il suo amore e la sua dedizione. Stemmo li un paio d'ore a fargli compagnia. Parlammo. Pregammo. Poi uno di noi restò a dormire da lui per non lasciarlo solo. 

Passarono 5 0 6 anni. Un'altra telefonata. L'amico dell'inizio del racconto.
“Fulvio è in cardiochirurgia. Lo stanno operando . Aneurisma dell'aorta” . Non ce la fece. Ritornò, credo, da quell'Essere che gli ”Aveva dato un tempo”. 

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